Questa simpatica e generosa vecchietta, che giunge a cavallo di una scopa e dispensa doni a tutti, ha un significato antico e bellissimo, un significato che si inscrive nel solco della tradizione delle divinità al femminile e precisamente nell’atavico senso della Triplice Dea: la Giovane, simbolo del principio femminile, della nascita e dell’incanto, la Madre, simbolo di fertilità, potere ed equilibrio, e la Vecchia, simbolo di saggezza, generosità, morte e trasformazione.
La Befana incarna il terzo aspetto della Dea, ossia l’anno vecchio che cede il posto a quello nuovo. Ma prima di scivolare via, la Befana solca i cieli per spazzare via il vecchio e preparare il terreno al nuovo ciclo, e contemporaneamente dispensa la propria benedizione, che garantirà un prospero raccolto nell’anno nuovo.
Epifania significa apparizione, ecco dunque la Dea apparire all’umanità per mostrare come manifestare positivamente nella propria vita.
L’Epifania è passata… da oggi si salpa per una nuova e meravigliosa avventura.
Auguri di felicità, amore e prosperità a ognuno di noi!
Samantha e Flavio
Categoria: Dermoalchimia
La fine del 2019
Un altro anno sta finendo.
In questi ultimi momenti del 2019 prendiamoci qualche attimo per guardarci alle spalle e distillare questo scorcio di vita nella sua interezza.
Un anno che ci ha sicuramente regalato momenti di gioia, qualche difficoltà, sorrisi e lacrime, felicità e tristezza, battute d’arresto e voli ad alta quota…
Un anno di albe e tramonti, di giorni di sole e di pioggia, di camminate all’aria aperta, di profumi, di suoni emozionanti, di canzoni e risate, di chiacchierate, di vento che fa stormire le foglie, di colori mozzafiato, di abbracci, di pranzi cucinati con amore, di viaggi, di arrivederci e di addii, di baci, di amici, di famiglia, di nuovi incontri, di libri aperti e non finiti e di libri letti con passione, di novità sorprendenti, di arrivi e partenze, di treni, traghetti e aerei, di sogni e ali dispiegate, di speranze rinnovate, di silenzi…
Un anno da ricordare, da ringraziare per i doni elargiti e le lezioni impartite, un anno da salutare e lasciare andare.
Un anno di Vita prezioso, unico e irripetibile come ogni istante che lo ha composto, e che oggi ci invita a estrarre il meraviglioso nettare dell’esperienza per guardare al futuro con occhi luminosi e pieni di speranza e fiducia. Ma ancor più per guardare al Presente, vero Dono della nostra Essenza spirituale, con immenso Amore.
Buon fine anno!
Samantha e Flavio
Distillare le esperienze
Commettere errori è umano, ma perseverare nell’errore è diabolico, dicevano gli antichi.
Credo che l’aspetto più diabolico del perseverare sia quando ci si rende conto dell’errore e ciò nonostante non si attua un cambiamento.
In questi casi, infatti, più che le giustificazioni (che spesso sottendono il senso di colpa) e i fiumi di parole servono i fatti.
Cambiando, si trasforma se stessi e si “rimedia” all’errore, o meglio ancora si dimostra con la pratica di aver fatto tesoro dell’esperienza.
Le nostre azioni, diversamente dalle chiacchiere, sono la parte manifesta della nostra anima.
A tutti, il nostro augurio di non farsi invalidare dagli errori né dal senso di colpa, ma di imparare a distillare buon nettare dalle esperienze e rendere così la propria vita e il mondo un luogo sempre più paradisiaco
Con affetto 🧡
Flavio e Samantha
Felice Natale!
Il vero spirito del Natale non è nell’aprire i regali, ma nell’aprire il cuore all’amore!
Auguri di cuore per gioiosi giorni di festa e un Natale ricco di magia, amore e felicità!
Samantha e Flavio
Solstizio d’inverno e rinascita
L’oscurità è il grembo in cui nasce la vita, il luogo di germinazione di tutte le possibilità, il principio. E così è anche la lunga notte del Solstizio d’inverno. Il momento più buio dell’anno, ma anche l’inizio del nuovo ciclo solare. Da domani il Sole comincerà la sua risalita nel cielo e le giornate torneranno ad allungarsi. Questo è un momento di intimo raccoglimento, di forza allo stato embrionale, di pura potenza, un momento che ci esorta a prenderci cura dei semi della rinascita.
Oggi salutiamo, lasciandoci alle spalle, ciò che dell’anno passato ha fatto il suo corso, donandoci i frutti dell’esperienza, e prepariamoci al nuovo.
Accendiamo in noi la luce della speranza per prepararci ad accogliere un anno prospero e generoso, e festeggiamo, danziamo e condividiamo gli amici e la famiglia.
Felice Solstizio d’Inverno!
L’anno degli eroi

Ringraziamenti
Un romanzo come questo ha molti debiti di riconoscenza che, potrei dire, si perdono nella notte dei tempi, perché la sua creazione non nasce esclusivamente dalla mia esperienza personale, ma attinge a teorie filosofiche e psicologiche, alle quali hanno contribuito moltissimi personaggi di indiscusso ingegno. Pur non volendo far torto a nessuno, citerò le persone a me più vicine in termini di affinità di pensiero.
Un sentito ringraziamento va agli antichi filosofi greci per aver introdotto il termine di archetipo, riferendosi ai principi universali preesistenti alla realtà fenomenica. E tra questi una menzione speciale va a Platone per aver formulato la dottrina delle idee, anche se credo che meriti di essere ringraziato anche per altri motivi.
Venendo a tempi a noi più vicini, ringrazio Carl Gustav Jung, il cui lavoro mi ha ispirato costantemente, e che mi ha fornito il trampolino di lancio per poter vedere all’opera gli otto protagonisti di questa storia nel loro personale viaggio dell’eroe.
Jung suggerì che i racconti mitici dei viaggi iniziatici, come l’Odissea, l’Eneide o Ercole, si potessero intendere come espressioni simboliche di un processo di trasformazione psichica che tutti noi siamo invitati a compiere durante la nostra vita, e chiamò questa evoluzione processo di individuazione o viaggio dell’eroe.
Questo viaggio è una chiamata ai Misteri dello Spirito, verso la scoperta di un mondo che esiste al di là delle apparenze e delle convenzioni sociali, un viaggio che, passando per la costruzione di una maschera sociale e per la creazione e l’integrazione delle parti in ombra della nostra psiche, giunge all’identificazione del vero Io spirituale. Un viaggio che è unico per ciascun individuo, ma che si articola su una trama archetipica comune.
Naturalmente, ringrazio anche James Hillman, allievo di Jung, per aver portato a un’ulteriore evoluzione la teoria degli archetipi, e Carol Pearson per averla attualizzata. E non dimentico tutti gli studiosi, più o meno noti, che hanno seguito tali orme. Grazie a chi ha semplicemente posato una piastrella, come a chi ha eseguito i calcoli strutturali per i pilastri portanti. La cattedrale non è ancora finita, ma già splende a sufficienza per destare ammirazione.
E ora veniamo alla seconda parte dei riconoscimenti, quella più strettamente attinente alla realizzazione pratica di questa storia.
Per cominciare, mi concedo di esprimere un ringraziamento occulto a chi non sa di aver partecipato, ma che, con la sua sola presenza, è stato fonte di ispirazione. Non sapere non significa non esistere!
E poi…
Grazie a Patrizia Mucciolo, la quale non manca di confrontarsi su temi che si rivelano spesso tangenti al tema di questo libro, e che ha saputo aiutarmi nella difficile operazione di spogliarlo del superfluo.
Grazie a Tamara Colombo per la lettura attenta e per le impressioni che mi ha comunicato, perché sono servite a modificare alcuni particolari del romanzo e a scegliere la copertina.
Grazie a Maria Fazio, che ha accettato di inserire tra i numerosi impegni anche la lettura in anteprima del romanzo, regalandomi utili consigli, nonché numerosi suggerimenti per la veste grafica del libro.
Grazie a Sara Stefanini per avermi fornito un prezioso confronto.
Infine, e non per stabilire una graduatoria, ringrazio mia moglie, Samantha Fumagalli, che nonostante scriva meglio di me, mi ha istigato senza posa alla stesura dell’Anno degli eroi e mi ha aiutato nel lavoro di revisione.
Buon dicembre!

Oggi, dopo un meraviglioso fine settimana di corso di Dermoalchimia, ci piace inaugurare la settimana e, già che ci siamo, l’intero mese di dicembre con un pensiero “leggero”… dove per leggero non si intende frivolo e superficiale, ma leggiadro e gioioso, come può esserlo il volo di un uccello, anche in mezzo alla tempesta…
“Per vivere,
proprio come per nuotare, va meglio chi è più privo di pesi, perché
anche nella tempesta della vita umana le cose leggere servono a sostenere, quelle pesanti a far affondare”.
Apuleio
Buona giornata e felice dicembre!
Flavio e Samantha
Continuare a domandare

“Vedetta, quanto resta ancora della notte?” domanda il Viandante.
“La notte sta per finire, ma il giorno non è ancora arrivato – risponde la Vadetta – ma tu torna, domanda, insisti…”
Questo condizione di crepuscolo mattutino, questa incertezza, la cui risposta è altrettanto incerta ed è, al contempo, un’esortazione a tornare, a continuare a domandare, è la condizione dell’uomo, che continua a cercare anche quando capisce che non avrà mai risposta. Ma ciò che è davvero importante è tornare, cercare, insistere, domandare infinitamente…
Ognuno di noi è insieme Viandante e Vedetta…
Shomér, Ma Mi-Llailah?
Francesco Guccini
La notte è quieta senza rumore, c’è solo il suono che fa il silenzio
e l’aria calda porta il sapore di stelle e assenzio,
le dita sfiorano le pietre calme calde d’un sole, memoria o mito,
il buio ha preso con se le palme, sembra che il giorno non sia esistito…
Io, la vedetta, l’illuminato, guardiano eterno di non so cosa
cerco, innocente o perchè ho peccato, la luna ombrosa
e aspetto immobile che si spanda l’onda di tuono che seguirà
al lampo secco di una domanda, la voce d’uomo che chiederà:
Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell…
Sono da secoli o da un momento fermo in un vuoto in cui tutto tace,
non so più dire da quanto sento angoscia o pace,
coi sensi tesi fuori dal tempo, fuori dal mondo sto ad aspettare
che in un sussurro di voci o vento qualcuno venga per domandare…
e li avverto, radi come le dita, ma sento voci, sento un brusìo
e sento d’ essere l’infinita eco di Dio
e dopo innumeri come sabbia, ansiosa e anonima oscurità,
ma voce sola di fede o rabbia, notturno grido che chiederà:
Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell…
La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato,
sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato…
ma io veglio sempre, perciò insistete, voi lo potete, ridomandate,
tornate ancora se lo volete, non vi stancate…
Cadranno i secoli, gli dei e le dee, cadranno torri, cadranno regni
e resteranno di uomini e di idee, polvere e segni,
ma ora capisco il mio non capire, che una risposta non ci sarà,
che la risposta sull’avvenire è in una voce che chiederà:
Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell…
I desideri sono il motore della vita
Desiderare è percepire nel proprio cuore qualcosa che potenzialmente è destinato a noi…
Ci diamo da fare e lavoriamo per realizzare i nostri desideri. Se fossimo completamente privi di desideri, a partire dai più semplici e necessari come nutrirsi, riposare, star bene, non ci alzeremmo neanche dal letto alla mattina, perché, come diceva Khalil Gibran “Il desiderio è metà della vita, l’indifferenza è metà della morte”.
E ce ne sono alcuni, di desideri, che suscitano piacere al solo pensiero, che ci fanno sognare e volare in alto con il cuore e con la fantasia. Senza bisogno di scomodare i desideri artificiali, come la ricchezza e la gloria, o quelli irrealizzabili, come l’immortalità, ci sono tanti desideri, grandi e piccoli, che ci spingono a muoverci, a impegnarci, a studiare, a viaggiare, a faticare… Il desiderio di vedere un luogo, di fare un’esperienza, di parlare con qualcuno che consideriamo speciale, di assaggiare un cibo particolare, di assistere a un evento, di imparare cose nuove, di creare qualcosa di bello, di migliorare una data condizione umana, di prenderci cura di qualcuno o qualcosa, di stare in buona compagnia, di inventare qualcosa di nuovo… e mi fermo qui, anche se potrei continuare all’infinito.
Ma sappiamo davvero cos’è un desiderio? E sappiamo veramente cosa vogliamo? Perché il rischio che corriamo, in qualità di esseri umani, naturalmente portati a desiderare, è quello di sprecare il nostro meraviglioso carburante per cose inutili e banali o, peggio ancora, di farlo sfruttare ad altri, che spregiudicatamente stimolano la nostra “natura desiderosa” per farci correre dietro a cose effimere, per le quali non sprecheremmo neanche un grammo di fatica, se non fossimo stati adeguatamente pungolati. La pubblicità, per esempio, è un mezzo studiato apposta per creare desideri transitori, che una volta ottenuti non appagano più e lasciano il posto ad altri e altri ancora. Ma, a dirla tutta, l’intera società attuale è strutturata secondo questo ingranaggio pubblicitario e consumistico.
Quindi, se l’atto di desiderare è naturale e istintivo, l’oggetto del desiderio non lo è altrettanto, ma è frutto di una profonda conoscenza di se stessi. Perché ogni desiderio dovrebbe viaggiare sugli stessi binari della personale arte di vivere e portare alla felicità.
La parola desiderio ha un’origine etimologica molto bella: deriva dal latino ed è composta dalla preposizione de-, che significa senza, e dal termina sidus, che significa stella, e vuol dire “avvertire la mancanza di una stella” e quindi il conseguente nascere di un sentimento di ricerca appassionato. Considerando, inoltre, che non possiamo avvertire la mancanza di qualcosa che non conosciamo assolutamente o che è completamente inesistente, “desiderare” assume anche il significato di percepire nel proprio cuore qualcosa che potenzialmente è destinato a noi. È una sorta di premonizione di qualcosa che le stelle possono darci, ma che ancora non abbiamo, e che può servire alla nostra evoluzione interiore.
E ora non mi resta che augurare a tutti…
Buoni Desideri e Buona Vita!
Samantha Fumagalli ⭐️
Storie di mistero e magia…
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