Simbolo di vita, energia vitale e abbondanza, l’agrifoglio protegge dalle negatività e propizia la fortuna. Il Re Agrifoglio regna in questo periodo, stagliandosi maestoso nel paesaggio crepuscolare dell’anno che volge al termine. Nel giorno del Solstizio invernale cede lo scettro alla Quercia che rappresenta la forza interiore, la giustizia, il potere e l’elevazione spirituale.
Luna Piena in Gemelli del 27 novembre 2023 – ore 9.16
di Samantha Fumagalli
Siamo giunti al momento in cui l’opera
promossa dalla Luna Nuova del 13 novembre trova piena manifestazione.
Ciò che è emerso dal lavoro di indagine nel profondo, chiede ora di
essere condiviso, di essere comunicato, reso pubblico (Luna Piena in
Gemelli).
Bisogna cercare di farlo nonostante le
difficoltà (Mercurio in Sagittario è in esilio e quindi non al
massimo delle sue performance intellettive e comunicative) e senza
cadere preda della confusione mentale o di una scarsa sensibilità
nei confronti del prossimo e delle circostanze (quadratura
Mercurio-Nettuno). Tuttavia, si può contare su energie positive che
stimolano e favoriscono un intento conciliativo e di giustizia
benevola (Venere in Bilancia, sestile a Mercurio).
La necessità di palesare i propri
problemi e timori, affiorati in queste due settimane, è funzionale
al proprio destino e alla gestione del proprio potere personale
(trigono Luna-Plutone) e deve essere supervisionato da rigore e
autodisciplina, pena il rischio di incontrare ostacoli e freni
dall’esterno o di scontrarsi per colpa del proprio o dell’altrui
fanatismo (Saturno in Pesci, quadrato a Sole, Marte e Luna). C’è
anche il pericolo di istinti irruenti o di un linguaggio velenoso che
potrebbero complicare l’operazione di esternazione e chiarificazione
(opposizione Luna-Marte).
Il Cielo non è quindi semplicissimo,
ma comporta una sfida importante e necessaria.
Sul piano mondiale, si potranno vedere
alcuni degli effetti delle alleanze segrete strette nelle ultime
settimane, per esempio per ciò che riguarda le operazioni militari a
Gaza e in Ucraina, ma anche per quanto attiene gli accordi tra Cina e
Stati Uniti e altre dinamiche su scala globale.
Nonostante l’intento della Luna di
rendere pubblico il sommerso (anche con l’ausilio dei mezzi di
comunicazione – Gemelli), non tutto uscirà allo scoperto e non
tutto ciò che uscirà sarà vero, perché verrà controllato da
alcuni poteri, vuoi con la repressione di determinate informazioni
(Saturno) vuoi con l’uso propagandistico di altre (Plutone).
Nel complesso, direi che potremmo
assistere a una diminuzione delle ostilità palesi e forse a qualche
tregua nei conflitti o addirittura l’apertura a ipotesi conciliative.
Immagine composta da carta del cielo (astro-seek) e sfondo da Pixabay con licenza gratuita
di Samantha Fumagalli
Nyx, misteriosa divinità della notte,
mi ha spronato a condividere il quadro astrale di questa Luna Nuova
in Scorpione. Ed eccomi qui, ubbidiente all’imperativo.
In effetti, si tratta di una fase
importante dell’anno, sia sotto il profilo individuale sia sotto
quello mondiale, perché molte forze si stanno muovendo per fare
emergere le zone d’ombra personali e collettive.
Esaminerò prima la sfera soggettiva,
ovvero ciò che ognuno può fare per usare al meglio queste forze,
poi mi occuperò brevemente del piano mondiale.
La Luna Nuova si verifica a 20°43′ di
Scorpione, congiunta al Sole, a Marte (governatore del novilunio) e
alla stella fissa di Zuben Elschemali, in opposizione a Urano a
21°04′ di Toro e in trigono a Nettuno retrogrado al 25° di Pesci.
Come sappiamo, la Luna Nuova identifica
il seme di una nuova fase che crescerà con il disvelarsi della Luna
fino a manifestarsi completamente nel prossimo plenilunio del 27
novembre in Gemelli.
Ora, questa Luna è governata da Marte
che, trovandosi nel suo domicilio notturno, esorta a intraprendere
una sorta di discesa agli inferi, animati dalla volontà e dal
coraggio, per confrontarsi con le proprie paure, con i demoni
interiori, le faccende irrisolte che risiedono nell’inconscio e con
le ferite dell’anima, e tutto ciò con lo scopo di portare alla luce
ciò che risiede nelle tenebre in un’ottica di auto-conoscenza.
L’energia guerriera di questo Marte è,
da un lato, ispirata da Nettuno, quindi da ideali nobili, seppure più
istintivi e caotici che riflessivi, e, dall’altro lato, è promossa
da Urano che spinge a portare tutto allo scoperto, in modo abbastanza
brusco e talvolta incauto.
Devo precisare che Marte è pianeta
d’azione, quindi non si tratta tanto di pensare, elucubrare,
rimuginare, ma di agire. È pur vero che siamo di fronte a un’azione
più sotterranea che palese, ma pur sempre di azione si tratta e,
facilmente, coinvolgerà gli altri o una collettività (trigono
Marte-Nettuno). Quindi, anche in considerazione della scarsa prudenza
di Urano, non si può escludere di tornare a casa con qualche livido,
ma l’onorevole intento di fare chiarezza e raggiungere una maggior
armonia interiore vale l’onere di doversi leccare un paio di ferite.
Consiglio, tuttavia, un pizzico di
avvedutezza per evitare di ritrovarsi con le ossa rotte. Qualche
graffio è lecito, ma è meglio non compromettere il proprio futuro a
causa dell’incapacità di prevedere le conseguenze delle proprie
azioni (opposizione Luna-Urano). Qui un aiuto giunge dal sestile
Mercurio-Venere, che ammorbidisce i toni e mira a un dialogo che ha
come scopo la comprensione reciproca. Ammetto che la quadratura
Mercurio-Saturno può creare qualche ostacolo nel far collimare la
percezione con la logica, di contro però tende a indurre un blocco
operativo quando si ha la sensazione che le facoltà intellettive non
siano al top.
Complessivamente, in queste due
settimane, escluderei il pericolo di grossi danni e ritengo che
l’azione di portare alla luce ciò che è sepolto sia un’opera che
può essere coronata da successo. L’emersione del sommerso è infatti
indispensabile, se teniamo conto che con la Luna Piena del 27
novembre servirà grande lucidità per far fronte all’attrito
promosso da Saturno (in aspetto di quadratura con la Luna da un lato
e con il Sole e Marte dall’altro).
Un altro elemento molto favorevole è
la congiunzione della Luna Nuova con la stella fissa di Zuben
Elschemali. Una stella di natura venusiana e gioviale, quindi
benefica e favorevole alle inclinazioni spirituali e alla ricerca di
equilibrio interiore.
Sul piano mondiale vediamo la stessa
necessità di un tuffo nelle tenebre per far emergere ciò che è
nascosto e, purtroppo, anche le guerre possono ascriversi a tale
scopo. Qui, l’onda d’urto Marte-Urano sull’asse Scorpione-Toro fa
eruttare i crateri e tremare la terra in tutti i sensi, ma fa anche
uscire allo scoperto il male sotterraneo. E lo possiamo vedere, per
esempio, nelle guerre in Ucraina e a Gaza, che ormai rendono palesi e
inconfutabili i giochi occulti di potere che hanno tenuto in scacco
gli equilibri mondiali per decenni.
Questo lavoro di emersione si compie
con ferrea volontà e con coraggio e, quasi sicuramente, prevede la
creazione di alleanze e accordi segreti tra potenze (il 15 novembre
il Sole e Marte formano un sestile con Plutone). E ciò anche a
beneficio della collettività (Sole e Marte in trigono a Nettuno;
sestile Nettuno-Plutone).
Vedremo verso fine mese, con la Luna
Piena del 27 novembre, i primi risultati del lavoro che Marte sta
compiendo con il favore delle tenebre, ma credo proprio che riuscirà
a scoperchiare qualche pentolone.
Il sionismo come ideologia di Stato di
Israele. Perché gli ebrei credono di essere il popolo eletto? Qual è
il significato della dispersione degli ebrei come tradizione ebraica?
Perché il sionismo è da un lato una continuazione dell’ebraismo e
dall’altro la sua confutazione?
– Come ogni religione, l’ebraismo ha
molte dimensioni. Parlarne semplicemente esaltandolo o rovesciandolo
è primitivo.
– Il giudaismo è associato alla
nozione che gli ebrei sono il popolo eletto (soprattutto in senso
religioso). Il loro obiettivo è attendere il Messia, che sarà il re
di Israele. La loro religione è quindi legata all’attesa del
Mashiach.
– Secondo l’ebraismo, all’inizio del
primo millennio gli ebrei si dispersero. Il Secondo Tempio fu
distrutto e iniziò la storia bimillenaria della loro dispersione.
Quest’epoca fa parte della tradizione ebraica. Lo scopo è quello di
espiare i peccati di Israele accumulati nelle fasi storiche
precedenti. Se questa espiazione è valida e il pentimento è
profondo, allora, secondo la tradizione ebraica, apparirà il
Mashiach, che significa la benedizione del popolo divinamente eletto.
In tal caso, il ritorno degli ebrei in Israele, l’istituzione di uno
Stato indipendente e la creazione del Terzo Tempio saranno i momenti
più importanti.
– Questa è la struttura della cultura
ebraica dell’attesa. I rappresentanti più coerenti di questo
approccio sono i fondamentalisti del movimento Neturei Karta. Essi
sostengono che il Dio ebraico ha ordinato di sopportare le difficoltà
dell’esilio, quindi bisogna aspettare fino alla fine ed espiare i
peccati. E quando arriverà il Mashiach, allora si potrà tornare
nella Terra Promessa.
– Come mai lo Stato è già stato
fondato e i divieti sono stati infranti? Per capire perché l’Israele
moderno è in completa contraddizione con la religione ebraica,
dobbiamo tornare al XVII secolo, all’epoca dello pseudo-Mashiach
Shabtai Zvi, l’araldo del sionismo. Egli dichiarò di essere un
mashiach e che quindi gli ebrei potevano tornare in Israele. Il
destino di Shabtai Zvi è triste: quando si presentò al Sultano
ottomano con le sue rivendicazioni sulla Palestina, gli fu data una
scelta: essere decapitato o convertirsi all’Islam. E poi accade una
cosa strana: Shabtai Zvi accetta l’Islam. Questa fu una grande
delusione per le comunità ebraiche dell’epoca.
– Tuttavia, i seguaci di Shabtai Tzvi
(sabbatianesimo) emersero, soprattutto tra gli ebrei ashkenaziti e
dell’Europa orientale. Parallelamente, si sviluppò il movimento
chassidico, che non aveva un orientamento escatologico o messianico,
ma diffondeva gli insegnamenti della Cabala tra la gente comune.
– In alcune sette del sabbatianesimo
(in particolare, tra i frankisti in Polonia), è emersa una teologia:
presumibilmente, Shabtai Zvi era il vero messia e si era convertito
all’Islam di proposito; in questo modo, aveva commesso un “santo
tradimento” (tradire l’ebraismo per realizzare la venuta del
Mashiach).
– Secondo questa logica, ci si può
tranquillamente convertire ad altre religioni – Frank, ad esempio, si
convertì prima all’Islam, poi al cattolicesimo, dimostrò come gli
ebrei mangiano i bambini cristiani… Trasgredì completamente tutte
le forme del Talmudismo, tradì la sua fede – ma la dottrina segreta
di Frank fece sì che dopo il XVII secolo l’idea stessa di Mashiach
cambiasse. Ora gli ebrei stessi sono diventati Mashiach – non è
necessario aspettarlo, quindi anche se si tradisce la propria
religione, si è santi – si è Dio.
– Si creò così l’ambiente
intellettuale per il sionismo. Il sionismo è il satanismo ebraico,
il satanismo all’interno dell’ebraismo, che rovescia tutti i
fondamenti. Se nell’ebraismo è necessario attendere la venuta del
Mashiach, nel sionismo l’ebreo è già un dio. Poi ci sono le
violazioni dei comandamenti talmudici.
– Da qui il rapporto specifico tra
sionismo ed ebraismo. Da un lato, il sionismo è una continuazione
dell’ebraismo, dall’altro ne è la confutazione. I sionisti dicono
che non c’è più nulla di cui pentirsi, hanno sofferto abbastanza e
sono Dio.
– Questo spiega la peculiarità del
moderno Stato sionista, che non si basa solo su Israele, ma anche su
ebrei laici, ebrei liberali, ebrei comunisti, ebrei capitalisti,
ebrei cristiani, ebrei musulmani, ebrei indù, ecc. Tutti coloro che
rappresentano la rete del Franchismo – ognuno di loro può
tranquillamente compiere un sacro tradimento, costruire uno Stato,
affermare il dominio del mondo, stabilire un divieto di critica al
sionismo (in alcuni Stati americani, la critica allo Stato di Israele
è equiparata all’antisemitismo).
– A quel punto non resta che un passo:
far saltare in aria la moschea di El Aqsa e iniziare a costruire il
Terzo Tempio. A proposito, la Knesset ha già stanziato fondi per la
ricerca sul Monte del Tempio: tutto si muove in questa direzione.
– Come si può spegnere un conflitto
con basi metafisiche così profonde con un appello alle Nazioni
Unite, con frasi come “facciamo la pace” o “rispettiamo
i diritti umani”? Questi diritti umani li hanno visti nel
conflitto palestinese. Inoltre, sentiamo sempre più affermazioni
assurde da parte loro – per esempio, l’accusa di antisemitismo di chi
si limita a difendere i palestinesi semiti….
– Se superiamo l’ipnosi, la nebbia del
nonsense e la deframmentazione postmoderna della coscienza, vediamo
un quadro molto interessante e spaventoso di ciò che sta accadendo
in Medio Oriente.
Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini IdeeAzione
L’inefficienza delle Nazioni Unite nel
prevenire i crimini contro l’umanità sta facendo esaurire la
pazienza dei suoi stessi funzionari. Recentemente, il direttore
dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha
rassegnato le dimissioni dal suo incarico, dichiarandosi
insoddisfatto dell’attuale ruolo dell’ONU nel conflitto
israelo-palestinese. Questo dimostra chiaramente come
l’organizzazione abbia urgentemente bisogno di adattarsi a una realtà
multipolare se vuole sopravvivere agli attuali cambiamenti
geopolitici.
Craig Mokhiber ha annunciato la sua
decisione di dimettersi il 31 ottobre. Ha scritto una lettera di
dimissioni esprimendo il suo sdegno per l’attuale situazione
dell’ONU, che a suo avviso si è “arresa” agli Stati Uniti.
Secondo lui, la “lobby” sionista è riuscita a controllare
istituzionalmente sia la politica interna degli Stati Uniti che le
stesse Nazioni Unite, impedendo di prendere misure contro il
genocidio perpetrato da Israele in Palestina.
“Ancora una volta, stiamo
assistendo a un genocidio che si sta svolgendo sotto i nostri occhi,
e l’Organizzazione che serviamo sembra impotente a fermarlo (…)
Negli ultimi decenni, parti fondamentali delle Nazioni Unite si sono
arrese al potere degli Stati Uniti e alla paura della lobby
israeliana, abbandonando questi principi e ritirandosi dal diritto
internazionale stesso. Abbiamo perso molto in questo abbandono, non
da ultimo la nostra credibilità globale. Ma è il popolo palestinese
ad aver subito le perdite maggiori a causa dei nostri fallimenti”,
ha dichiarato.
Mokhiber considera il sionismo
un’ideologia colonialista, razzista ed espansionista, che esprime la
continuità dell’imperialismo europeo. Vede la politica di creazione
di insediamenti illegali come un progetto coloniale per massacrare le
popolazioni native e dare a Israele un controllo territoriale
cumulativo. Mokhiber denuncia inoltre con forza il ruolo di Stati
Uniti, Regno Unito e Paesi europei in questa politica israeliana e
sottolinea come i media occidentali agiscano con complicità in
questo processo di genocidio e pulizia etnica.
“Ma l’attuale massacro
all’ingrosso del popolo palestinese, radicato in un’ideologia
coloniale etno-nazionalista… non lascia spazio a dubbi o
discussioni (…) Questo è un caso di genocidio da manuale. Il
progetto coloniale europeo, etno-nazionalista, in Palestina è
entrato nella sua fase finale, verso la rapida distruzione degli
ultimi resti della vita indigena palestinese in Palestina (…) [Gli
Stati Uniti, il Regno Unito e] gran parte dell’Europa sono totalmente
complici dell’orribile assalto [armando attivamente l’assalto,
fornendo sostegno economico e di intelligence e dando copertura
politica e diplomatica alle atrocità di Israele (…). …) I media
aziendali occidentali, sempre più catturati e vicini allo Stato,
[hanno] continuamente disumanizzato i palestinesi per facilitare il
genocidio e trasmesso propaganda di guerra e incitamento all’odio
nazionale, razziale o religioso”, ha aggiunto.
È curioso notare come le critiche di
Mokhiber confermino ciò che da tempo viene denunciato da funzionari
di Paesi considerati nemici dall’Occidente. L’ONU sta infatti
diventando incapace di risolvere i problemi globali contemporanei.
Rimanendo associata a una realtà unipolare occidentale,
l’organizzazione non è in grado di affrontare in modo appropriato le
nuove questioni globali, il che la mette in serio pericolo
esistenziale.
Un esempio recente dell’incapacità
delle Nazioni Unite è stato il modo in cui l’organizzazione ha
affrontato la crisi in Ucraina. Nonostante le numerose prove di
genocidio e pulizia etnica contro la popolazione del Donbass, non
sono state attuate misure per dissuadere il regime neonazista di
Kiev, lasciando alla Russia l’unica opzione di lanciare un’operazione
militare speciale. Allo stesso modo, dopo l’inizio dell’operazione,
le Nazioni Unite non sono state in grado di raggiungere un consenso
sulla necessità di evitare il prolungamento del conflitto, rimanendo
inerti mentre la NATO inviava armi al regime, trasformando le
ostilità locali in una guerra su larga scala.
Ora si ripresenta lo stesso problema:
un processo di genocidio e di conflitto militare si sta espandendo in
modo devastante e l’ONU non è in grado di impedire l’aggravarsi
della situazione. Le proposte di risoluzione che avrebbero potuto
evitare la carneficina e creare un dialogo diplomatico, come quella
proposta dalla Russia che chiedeva un cessate il fuoco, sono state
prontamente respinte dalle potenze occidentali in seno al Consiglio
di Sicurezza. Questo ha impedito qualsiasi forma di risoluzione
diplomatica e ha dato a Tel Aviv carta bianca per continuare a
commettere crimini contro il popolo palestinese con la scusa di
“combattere Hamas”.
L’ONU sembra davvero essere ostaggio
degli interessi occidentali. In pratica, per “compiacere”
le élite occidentali e sioniste, l’ONU rimane passiva di fronte a un
massacro e a un conflitto che può rapidamente degenerare a livello
globale – dal momento che gli Stati Uniti e l’Iran possono impegnarsi
apertamente in qualsiasi momento, il che farebbe andare le tensioni
fuori controllo. In questo modo, l’ONU sembra avviarsi verso la
stessa fine del suo predecessore, la Società delle Nazioni,
istituita dopo la prima guerra mondiale con l’obiettivo di prevenire
un nuovo conflitto simile, non essendo riuscita a sventare la seconda
guerra mondiale.
Per evitare questo tragico destino, c’è
solo una strada per l’ONU: una profonda riforma, che la adatti alla
realtà geopolitica multipolare e crei meccanismi efficienti per
prevenire conflitti e crimini contro l’umanità.
Premetto che la mia è soltanto una riflessione rivolta a chi continua a farsi domande e vuole difendere la propria libertà di pensiero nel vortice di mille illusioni. Ho smesso da tempo di rivolgermi a chi sa già tutto o ha abdicato al diritto di sovranità sul proprio pensiero. A costoro lascio le loro certezze e vado oltre…
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La riflessione attiene alla fretta di
giungere a conclusioni spesso approssimative e alla tifoseria di
campo. Fattori non certo nuovi, ma che sono in preoccupante aumento.
Negli ultimi anni abbiamo visto
esacerbarsi i conflitti sociali, di solito su basi ideologiche e non
realistiche, e abbiamo osservato come la politica e l’informazione
mirino proprio al risultato di creare divisione, rabbia, contrasto e
pilotare la gente verso un pensiero unico. Prima su questioni di
salute, poi su tematiche ecologiche e più recentemente sulle guerre.
E ogni volta abbiamo assistito alla censura del pensiero critico e
del confronto, all’applicazione di etichette e all’incitazione al
conflitto e alla discriminazione.
Insomma, chi pensa con la propria testa
e non si conforma al pensiero unico, non è ben visto e diventa
automaticamente un no-qualcosa, un pro-qualcos’altro, un -ista o un
anti-ista, ovviamente della peggior specie.
Il giochetto prosegue e oggi si
ripresenta con il conflitto Istraele-Gaza: ancora una volta i media
prendono immediatamente posizione, a discapito della vera
informazione, e lo stesso sembra fare una parte dei
contro-informatori.
Ora, due parole di riflessione mi
sembrano doverose.
In primis, un’informazione corretta,
che miri alla libertà di pensiero dell’individuo, dovrebbe
raccontare i fatti con la maggior imparzialità possibile.
Secondariamente, se si vuole fare un
approfondimento per migliorare la comprensione, si possono analizzare
i dati, la storia passata, le ragioni, eccetera, sempre con doverosa
prudenza e con la disposizione mentale a valutare nuovi sviluppi che
potrebbero cambiare le carte in tavola o modificare
l’interpretazione.
Bene, questo tipo di informazione è
assente nei media mainstream e chi vuole difendere la propria libertà
di pensiero deve, per forza di cose, cercare altre fonti e fare
approfondimenti in prima persona. La cosa preoccupante, ora, è che
anche la contro-informazione (o almeno una parte di essa) sta finendo
con il fare la stessa cosa, ma sul fronte opposto: appena esce una
notizia la diffonde con interpretazioni antitetiche, spesso
affrettate, cospirative e dal carattere clamoroso. Si rischia, così,
di trasformare l’informazione alternativa in disinformazione con
conseguenze pessime sulla libertà di pensiero (che si vorrebbe
difendere), sulla capacità di giudizio e sulla tenuta stessa della
salute mentale. Per non parlare del fatto che si incrementa una
divisione sociale delirante.
Lasciamo da parte i figli dei media
mainstream che, se ci credono ancora, sono ormai irrecuperabili, e
focalizziamoci sui fruitori dell’informazione alternativa. Qui
notiamo due o più schieramenti che si accusano, talvolta
aggredendosi, per dimostrare le rispettive tesi.
Risultato? Il fronte del dissenso
risulta frantumato.
A chi giova? Non certo al fronte del
dissenso.
C’è da chiedersi se sia promosso
dall’alto o se queste persone siano bravissime a sabotarsi da sole.
In mancanza di certezze, temo che siano valide entrambe le ipotesi.
Nel mio piccolo, suggerisco: prudenza,
sangue freddo, osservazione della realtà (compreso saper riconoscere
quando i dati sono troppo scarni per trarre conclusioni), esercizio
della facoltà di sospendere il giudizio, discernimento, ragione e
buon senso.
Quanto alla tifoseria, mi sembra
quantomai sterile. Se la trovo ridicola nello sport, qui direi che è
decisamente inutile. Più interessante è invece valutare quale
interpretazione e quali linee di azione ci sembrano più affini al
nostro pensiero, alla nostra visione del mondo, alla nostra etica,
alle nostre speranze. Con l’attenzione a non cadere nella presunzione
di giudicare dall’alto chi la pensa diversamente e non pretendere che
il nostro punto di vista sia necessariamente giusto e quindi
condiviso dagli altri.
Prima di concludere, aggiungo una
considerazione di carattere astrologico.
Allenare la sana logica, il buon senso,
la ragione e le facoltà intellettive per dominare il caos, per
comprendere il metafisico o per ordinare i dati, sono tutte necessità
imposte dalla presenza di Saturno in Pesci, pena finire vittime di
abbagli, illusioni e paure della peggior specie.
Entrato nel segno dei Pesci a marzo
2023, Saturno vi soggiorna fino all’inizio di febbraio 2026 e il suo
insegnamento è proprio quello di portare ordine e giustizia nel
disordine e nella confusione.
I Pesci sono simbolo della
consapevolezza, del vitale e misterioso oceano nel quale siamo tutti
immersi, del misticismo, del mondo interiore, dell’immaginazione,
dell’ispirazione, e tra i suoi archetipi troviamo i sognatori, i
mistici e i poeti.
Saturno è il pianeta del rigore, della
privazione, delle prove della vita, dell’azione implacabile del
karma, della logica, delle facoltà superiori dell’intelletto, della
ragione.
Ora, cavalcato con maestria, questo
Saturno ci insegna a rinunciare alle illusioni, alle ispirazioni
fasulle, ai sogni irrealizzabili. Ci invita a investigare il mondo
con buon senso, logica e ragione. Ci sprona ad affacciarci sul caos e
mettervi ordine. Ci spinge a portare verità e rigore nella
dimensione interiore, nel senso mistico, nel trascendentale.
Chi accoglie il suo suggerimento, vedrà
il caos dipanarsi pian piano. Chi lo rifiuta, al contrario, subirà
la sua azione inesorabile (perché Saturno non si fermerà soltanto
perché qualcuno mette la testa sotto la sabbia) e vedrà scatenarsi
dentro di sé le peggiori distorsioni della realtà. L’ombra di
questo Saturno, infatti, porta fanatismo, irrigidimento, chimere,
errori, sensazione di impotenza, paura di dover subire l’esercizio di
un potere ingiusto, smarrimento, sofferenza.
Ma c’è di più, perché l’ombra di
Saturno si protende anche su chi detiene il potere e può indurre
alcuni rappresentanti delle élite a esercitare forme di repressione
molto dure o violente allo scopo di imporre norme e di impedire la
proliferazione di idee diverse e controcorrente.
Il non assumersi la responsabilità
individuale di questo transito, espone il fianco a subire proprio
queste forme di repressione e di distorsione della realtà, che
portano a frantumare il fronte del dissenso e la sua forza positiva e
propositiva.
La panoramica di Saturno in Pesci è
molto più vasta, ma in questo contesto mi sembrava opportuno
concentrarmi sull’aspetto che riguarda tutti coloro che vogliono
conservarsi liberi, capaci di pensiero autonomo e autodeterminazione.
La guerra globale dell’informazione è ormai in pieno svolgimento. Diverse versioni della realtà si scontrano sempre più apertamente tra loro. Le società e gli individui scelgono da soli in quale realtà credere e poi vivono in essa.
Se consideriamo la “vecchia maniera” nello spirito del materialismo classico, la realtà è una sola, differiscono solo le sue descrizioni e interpretazioni. Ecco perché presumono che alcune persone mentano e altre dicano la verità, i ruoli possono cambiare. L’intera questione è a chi crediamo in tali o tali circostanze.
Non è però così la realtà stessa – come sanno sia fenomenologi che strutturalisti – è un prodotto della coscienza umana. Non c’è realtà al di fuori di esso, e gli elementi residui puramente esterni non sono più carichi di essere o di significato. Pertanto, nella guerra dell’informazione, non sono solo le interpretazioni a scontrarsi, ma i fatti stessi.
Esiste più di una realtà, con tante strutture di coscienza (collettiva, ovviamente) quante sono le realtà. Non solo valutazioni dei fatti, ma i fatti stessi. I materialisti e le persone lontane dalla filosofia non sono pronti ad accettarlo, la loro fede in una realtà indipendente dalla coscienza è incrollabile, e fintanto che sarà così, saranno loro le vittime della guerra dell’informazione, non coloro che ne sono i padroni.
La coscienza crea la realtà.
Nel mondo globalista unipolare, solo una coscienza è riconosciuta per impostazione predefinita: liberale e occidentale. È questa coscienza che costruisce la realtà: non solo cosa è buono e cosa è male, ma cosa è e cosa non è. La multipolarità è un atto di affermazione della sovranità di altre coscienze, diverse da quella occidentale. Ciò significa che la realtà stessa diventa policentrica. L’informazione costituisce ciò che percepiamo come essere. Ecco perché al centro della guerra dell’informazione non dovrebbero essere né i militari né i giornalisti, ma prima di tutto i filosofi. La sovranità è innanzitutto una questione di mente. Sovrano è colui che è il maestro indipendente e finale della costruzione della realtà.